Privacy e cancellazione di un post su Facebook

PRIVACY E CANCELLAZIONE DI UN POST SU FACEBOOK.

Garante per la protezione dei dati personali – provvedimento nr. 75 del 23 febbraio 2017

  IL CASO

Il caso in questione ha ad oggetto la controversa e attualissima tematica fabio distefanodella tutela della riservatezza sui social network e la qualificazione dell’accessibilità dei medesimi.

L’ex marito, in seguito alla pubblicazione da parte della sua ex coniuge sul proprio profilo Facebook di due sentenze relative alla cessazione degli effetti civili del matrimonio si vedeva costretto a segnalare l’accaduto al Garante per la protezione dei dati personali: nelle suddette sentenze, infatti, venivano trattati aspetti riguardanti la sfera dell’intimità della vita familiare anche concernenti la figlia minore.

Il Garante, svolta regolarmente l’istruttoria, rilevava in primo luogo la particolarità della posizione dell’interessata in quanto minore. Rilevava, altresì, che dalle sentenze in oggetto fosse possibile rendere identificabile la minore nella cerchia di persone che fanno parte dei contatti della madre sul social network utilizzato. Per le suesposte ragioni l’Autorità adita prescriveva alla madre, ai sensi del combinato disposto degli artt. 143, I co, e 154, I co., Codice Privacy, la rimozione dal proprio profilo Facebook delle sentenze in questione.

IL COMMENTO

Di particolare importanza per le tematiche trattate appare il provvedimento de quo del Garante.

Preliminarmente pare opportuno soffermarsi sul discorso inerente l’accessibilità del contenuto del post pubblicato. Il provvedimento si pone nel solco di un orientamento giurisprudenziale sempre più consolidato in cui i social network vengono considerati come un’agorà virtuale accessibile ad un numero potenzialmente indeterminato di persone: lo stesso Garante, infatti, interpretando il Codice Privacy alla luce dell’evoluzione tecnologica e della diffusione sempre più capillare dei social, rileva che non può esser provata la natura chiusa del profilo e la limitata accessibilità a pochi contatti in quanto tali impostazioni possono esser modificate agevolemente in ogni momento da parte del titolare. Si rileva, altresì, che esiste “la possibilità per qualunque amico ammesso al profilo stesso di condividere sulla propria pagina il post rendendolo conseguentemente visibile  ad altri utenti (potenzialmente tutti gli utenti di Facebook)”. Il Garante per la protezione dei dati personali specifica che l’estrema diffusività della divulgazione su internet aggrava  in modo notevole e più invasivo rispetto gli altri mezzi, la violazione dei diritti dell’interessato, tra l’altro minore. Si può ritenere che la natura prettamente dinamica della piattaforma non possa assicurare in alcun modo la limitata diffusione dei contenuti condivisi sui quali in realtà è facile perdere il controllo anche per la potenziale condivisione da parte dei propri contatti.

Altro punto dirimente e di fondamentale importanza è quello relativo al contenuto del post.

L’autorità, pur prescindendo dalla eventuale configurabilità della fattispecie di divulgazione delle generalità o dell’immagine di persona offesa da atti di violenza sessuale di cui all’art. 734 bis cod. pen., ritiene che il post in questione con la conseguente divulgazione dei provvedimenti giurisdizionali, si debba considerare “incompatibile con il divieto di pubblicazione con qualsiasi mezzo di notizie idonee a consentire l’identificazione di un minore coinvolto a qualsiasi titolo in procedimenti (Art. 50 D. lgs. 196/2003) e con il divieto – cui soggiace chiunque – di diffusione dei dati idonei a rendere comunque identificabili, anche in via indiretta, i minori coinvolti e le parti di procedimenti in materia di famiglia (art. 52, V co., D. lgs. 196/2003).”

Il Garante, pertanto, in ragione del combinato disposto degli artt. 50 e 52, V co, Cod. Privacy nonché della notevole pervasività della divulgazione dei contenuti su internet dispone la rimozione del post in questione.

Avv. Fabio Distefano 

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