Il problema dei beni comunali occupati sine titulo

Il Tribunale di Bari condanna al rilascio, ma il problema dei beni comunali occupati sine titulo resta.

Tribunale di Bari, Terza Sezione Civile, n. 2057/2018 pubbl. il 09/05/2018

 

Premessa.

Il problema della gestione dei beni del patrimonio disponibile degli enti pubblici investe molti Comuni italiani. Si tratta dell’assenza di poteri autoritativi sul piano del rilascio dei beni occupati sine titulo.

Infatti l’art. 823 c.c. ammette il ricorso dell’Amministrazione all’esercizio dei poteri amministrativi solo al fine di tutelare i beni del demanio pubblico e del patrimonio indisponibile, ma non di quelli del patrimonio disponibile, assoggettati invece al regime dei beni di diritto privato tout court. mara buquicchio

Purtroppo, le controversie relative al rilascio di detti immobili, nel caso in cui siano occupati abusivamente, sono soggette ai lunghi tempi della giustizia civile, con scarsi risultati e con conseguenze dannose per l’ente pubblico e la comunità amministrata.

La decisione commentata.

Il Tribunale di Bari, terza sezione civile, in composizione monocratica, accoglie la domanda del Comune Beta, condannando Tizio al rilascio dell’immobile, occupato senza titolo, libero e sgombero da persone e cose.

Tuttavia, prima di giungere a questa decisione, il giudizio è stato caratterizzato da pretestuose resistenze processuali da parte dell’occupante abusivo.

Il Giudice Onorario ha, quindi, richiamato la basilare distinzione tra l’azione di rivendica e quella di restituzione: «La prima ha carattere reale ed è fondata sul diritto di proprietà di un bene, di cui l’attore assume di esser titolare, ma di non averne la materiale disponibilità; è esperibile contro chiunque, di fatto, possiede o detiene il bene (art. 948 c.c.), ed è volta ad ottenere il riconoscimento del diritto di proprietà di esso e a riaverne il possesso. La seconda è fondata sull’inesistenza, ovvero sul sopravvenuto venir meno, di un titolo alla detenzione del bene da parte di chi attualmente ne disponga par averlo ricevuto da colui che glielo richiede o dal suo dante causa – e per questo ha natura personale – ed è volta, previo accertamento di tale mancanza, ad attuare il diritto personale – alla consegna del bene. Pertanto, in quest’ultimo caso l’attore non ha l’onere di fornire la prova del suo diritto di proprietà, bensì può limitarsi ad allegare l’insussistenza ab origine, oppure il successivo venir meno – per invalidità, inefficacia, decorso del termine di durata, esercizio della facoltà di recesso – del titolo giuridico legittimante la detenzione del bene da parte del convenuto, che perciò è obbligato a restituirlo. Pertanto la domanda di restituzione di un bene, fondata sull’arbitraria disponibilità materiale da parte del convenuto, non accompagnata dalla contestuale richiesta di accertamento del diritto reale di proprietà su di esso – così come effettivamente avvenuto nel caso di specie nel quale l’attore ha chiesto unicamente la condanna della convenuta al rilascio dell’immobile – esula dall’ambito delle azioni reali perché non può esser qualificabile come rivendica, bensì come azione personale di rilascio o di restituzione. Per quanto riguarda poi il regime probatorio, il proprietario della cosa, avendo il diritto a conseguirne la libera disponibilità, ove richieda il rilascio di un immobile occupato senza titolo, non è tenuto ad alcun onere probatorio, facendo carico al convenuto di provare l’esistenza di un titolo tale da giustificare la sua permanenza nella detenzione della cosa (ex multis Cass. civ., Sez. II, 27/01/2009, n. 1929, conforme Trib. Bari 25/01/3026, n. 141)».

Avv. Mariangela Buquicchio – info: marabuquicchio@gmail.com

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