Pubblicazione delle istanze di autorizzazione.

Pubblicazione delle istanze di autorizzazione relative alle infrastrutture di comunicazione elettronica per impianti radioelettrici.

Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria – Genova, Sez. I, 24.02.2016, n. 198.

Il caso.

Il caso di specie attiene ai rapporti tra interessi pubblici e interessi privati all’interno della disciplina delle il commentario del merito 512x512comunicazioni elettroniche, con riguardo all’installazione di una stazione radio base per la telefonia cellulare.

Specificamente i ricorrenti impugnano l’autorizzazione paesaggistica, rilasciata dall’Ente comunale alla Società di Telecomunicazioni, per la realizzazione di una stazione radio base, a servizio della rete di telefonia cellulare, su porzione di immobile rientrante in area dichiarata di notevole interesse pubblico con Decreto Ministeriale dell’11 giugno 1963.

L’impugnativa giurisdizionale investe anche il silenzio-assenso formatosi su detta richiesta di autorizzazione, ai sensi dell’art. 87, comma 9, del d.lgs. n. 259/2003 (“Codice delle comunicazioni elettroniche”).

Il ricorso viene chiamato alla pubblica udienza del 28 gennaio 2016, e ritenuto in decisione.

La decisione.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, lo accoglie in parte, nei limiti indicati in motivazione, e, per l’effetto, annulla il provvedimento tacito di accoglimento dell’istanza di autorizzazione relativa all’impianto in oggetto.

Orbene, è fondato il motivo di ricorso, con cui viene denunciata la violazione dell’art. 87, comma 4, secondo periodo, del d.lgs. n. 259/2003: «Lo sportello locale competente provvede a pubblicizzare l’istanza, pur senza diffondere i dati caratteristici dell’impianto».

È previsto, cioè, che le istanze aventi ad oggetto l’installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici debbano essere preventivamente pubblicizzate a cura dello “sportello locale”, all’evidente scopo di sensibilizzare la popolazione coinvolta e di consentire la partecipazione degli interessati al processo decisionale relativo alla localizzazione della nuova infrastruttura.

La giurisprudenza amministrativa ha anche precisato che la pubblicazione all’albo pretorio non è idonea a soddisfare il requisito della pubblicizzazione dell’istanza previsto dall’ar. 87, comma 4, citato, poiché non ne garantisce la conoscibilità all’esterno degli uffici comunali, non agevola l’individuazione del procedimento pendente e la consultazione degli atti (Cons. St., Sez. VI, 18 aprile 2005, n. 1773; TAR Liguria, Sez. I, 29 gennaio 2014, n. 165).

Ciò premesso, sussiste il denunciato vizio procedimentale, poiché l’Amministrazione resistente non ha informato la popolazione locale circa la proposizione dell’istanza relativa al nuovo impianto per telefonia cellulare, neppure mediante semplice pubblicazione all’albo pretorio (modalità che, comunque, non sarebbe stata sufficiente a garantirne un’idonea pubblicizzazione).

Né l’omissione in parola può essere giustificata, come pretende la difesa comunale, con riferimento alla mancata attivazione dell’ufficio S.U.A.P., non trattandosi di incombenza che la legge rimette in via esclusiva a detto ufficio; l’inerzia del soggetto pubblico, comunque, non può essere addotta a giustificazione dell’inadempimento di ulteriori obblighi che discendono da previsioni di rango primario.

Infine, va esclusa la possibilità di ricondurre l’omissione in parola al regime della cosiddetta sanatoria giurisprudenziale ex art. 21-octies della legge n. 241/1990 (cfr. TAR Puglia, Lecce, Sez. II, 29 dicembre 2008, n. 3758).

Nell’economia del procedimento di autorizzazione all’installazione delle infrastrutture per impianti radioelettrici, la pubblicizzazione dell’istanza non costituisce, infatti, un adempimento meramente formale, ma è funzionale all’attuazione di un principio di democraticità del processo decisionale che non consente deroghe di sorta.

 

Così opinando, è possibile concludere affermando che la pubblicazione in oggetto non comporta alcun aggravio procedimentale in contrasto con i principi di economicità e di efficienza dell’attività amministrativa. Come noto, con riguardo all’installazione di una stazione di radio base, prevale sempre l’esigenza di far confluire in un procedimento unitario le valutazioni sia radioprotezionistiche sia di compatibilità urbanistica ed edilizia dell’intervento, che trova riscontro nei criteri di delega del Codice delle radiocomunicazioni, intesi all’introduzione di procedure tempestive, non discriminatorie e trasparenti per la concessione del diritto di installazione di infrastrutture.

 

In conclusione, l’impugnato atto di assenso implicito alla realizzazione del nuovo impianto si è formato senza il rispetto dell’essenziale procedimento previsto dalla legge e, pertanto, deve essere dichiarato illegittimo.

 

Diversamente, la presupposta autorizzazione paesaggistica resiste alle censure di legittimità sollevate dai ricorrenti, nei termini che seguono.

È vero che, in linea di principio, l’autorizzazione paesaggistica deve contenere un’adeguata motivazione ed indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione (cfr., fra le ultime, Cons. St., Sez. VI, 28 ottobre 2015, n. 4925). Il giudizio di adeguatezza della motivazione non può prescindere, però, dalla considerazione della natura e delle dimensioni dell’intervento.

Nel caso de quo, l’impianto che forma oggetto dell’autorizzazione paesaggistica è costituito da due antenne alte poco più di due metri, sormontate da due parabole con un diametro di trenta centimetri ciascuna. Le ridotte dimensioni della stazione radio base e il limitato impatto visivo che essa produce, non molto superiore a quello di una normale antenna per la ricezione televisiva, fanno sì che il giudizio di compatibilità ambientale non richieda una motivazione particolarmente diffusa. Tanto più che l’impianto in questione sarà insediato in un contesto già fortemente urbanizzato, sulla copertura di un edificio di ragguardevoli dimensioni.

Deve ritenersi, pertanto, che il provvedimento impugnato, peraltro preceduto dai pareri favorevoli della Commissione locale per il paesaggio e della competente Soprintendenza, sia stato congruamente motivato mediante la diagnosi di inidoneità dell’intervento a compromettere gli equilibri ambientali della zona interessata “in relazione alla situazione esistente nell’intorno”.

Tale conclusione appare coerente con l’indirizzo recentemente seguito dal Consiglio di Stato (Sez. III, 25 novembre 2014, n. 5837) che, pronunciandosi in ordine alla legittimità di un’autorizzazione paesaggistica avente per oggetto un intervento analogo a quello contestato nel presente giudizio, ha giudicato adeguata e sufficiente la motivazione secondo cui “l’intervento proposto è tale da non compromettere in modo significativo gli equilibri ambientali della zona interessata”, poiché tale rilievo dà atto della coerenza dell’opera autorizzata con la salvaguardia del bene paesaggistico protetto dal vincolo.

Palesemente infondata è anche la censura relativa alla violazione della distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate fissata dall’art. 9 del D.M. n. 1444 del 1968.

Infatti, tale previsione, finalizzata ad evitare la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario e della sicurezza, non può trovare applicazione nel caso di un impianto per telefonia mobile che, per le sue caratteristiche, non sviluppa volumetria o cubatura.

Dott.ssa Mariangela Buquicchio 

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