Responsabilità medica, riforma approvata alla Camera.

Il 28 febbraio 2016, La Camera dei Deputati ha approvato il ddl (A.C. 259) in materia di responsabilità professionale del personale sanitario: il provvedimento passa ora all’esame dell’altro ramo del Parlamento.

Tra le principali novità che il provvedimento, composto da 15 articoli, intende apportare si segnalano le seguenti possibili novità:

– le Regioni e le province autonome possono affidare all’Ufficio del difensore civico la funzione di il commentario del merito 512x512Garante del diritto alla salute, disciplinandone la struttura organizzativa che in ogni caso prevede la rappresentanza delle associazioni dei pazienti ed il supporto tecnico. Parte costitutiva del diritto alla salute è quindi anche la sicurezza delle cure. Il Difensore civico può essere adito gratuitamente dai destinatari di prestazioni sanitarie per la segnalazione, anche anonima, di disfunzioni nel sistema assistenziale;

responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria: nuovo art. 590-ter c.p. che disciplina la responsabilità colposa per morte o per lesioni personali in ambito sanitario, secondo cui l’esercente la professione sanitaria che, nello svolgimento della propria attività cagiona a causa di imperizia la morte o la lesione personale della persona assistita risponde dei reati di omicidio colposo (art. 589 c.p.) o di lesioni personali colpose (art. 590 c.p.) solo in caso di colpa grave, esclusa in ogni caso quando sono rispettate le buone pratiche clinico-assistenziali e le raccomandazioni previste dalle linee guida;

responsabilità civile: la struttura sanitaria pubblica o privata risponde ai sensi degli articoli 1218 (Responsabilità del debitore) e 1228 (Responsabilità per fatto degli ausiliari) del codice civile. Tale disposizione si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria nonché attraverso la telemedicina.

Il d.d.l. Gelli, in discussione al Senato, prevede che chi intenda esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia di risarcimento del danno derivante da responsabilità sanitaria è tenuto preliminarmente a proporre ricorso, ai sensi del citato articolo 696-bis del c.p.c., attraverso una consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite. La presentazione di tale ricorso – ed è questa la più rilevante novità – costituisce quindi condizione di procedibilità della domanda di risarcimento. Il comma 2 dell’articolo 8 del d.d.l. Gelli, nel configurare il ricorso ex articolo 696-bis del c.p.c. quale condizione di procedibilità della domanda di risarcimento, prevede infatti, contestualmente, in tali casi, la non applicazione del menzionato articolo 5, comma 1-bis del D.lgs n. 28/2010 in tema di mediazione obbligatoria (nonché dell’articolo 3 del Decreto legge n. 132/2014 convertito dalla L. 162/2014 in tema di obbligatorio esperimento del procedimento di negoziazione assistita).

In ogni caso l’esercente la professione sanitaria torna il sistema del doppio binario. Il medico risponde ai sensi dell’art. 2043 c.c.

Dunque una  (doppia responsabilità civile:responsabilità contrattuale per la struttura, con onere della prova a carico della struttura stessa e termine di prescrizione di dieci anni, ed extra-contrattuale per l’esercente la professione sanitaria, con onere della prova a carico del soggetto che si ritiene leso e termine di prescrizione di cinque anni);

azione di rivalsa della struttura sanitaria nei confronti dell’esercente la professione sanitaria, in caso di dolo o colpa grave di quest’ultimo, successivamente all’avvenuto risarcimento sulla base di titolo giudiziale o stragiudiziale.

obbligo di assicurazione a carico delle aziende, delle strutture e degli enti che erogano prestazioni sanitarie a favore di terzi per danni cagionati dal personale a qualunque titolo operante presso l’azienda, la struttura o l’ente (compresi coloro che svolgano attività sanitaria in regime intramurario ovvero attraverso la telemedicina). Ed in effetti il d.pr. – che la “Balduzzi” prevedeva a disciplinare le condizioni minime delle polizze – non ha mai visto la luce, dopo tre anni di trattative tra medici ed assicurazioni. Il dubbio rimane: esiste una capacità assicurativa congrua per una responsabilità obbligatoriamente assicurata?

azione diretta, da parte del soggetto danneggiato, nei confronti dell’assicurazione della struttura sanitaria oppure del libero professionista, entro i limiti delle somme per le quali è stata stipulata l’assicurazione. Tale azione è esercitabile unicamente se l’esito del tentativo di conciliazione non sia andato a buon fine.

Fondo di garanzia per i soggetti danneggiati da responsabilità sanitaria, costituito presso la CONSAP, per fare fronte ai casi in cui: a) il danno sia di importo eccedente rispetto ai massimali previsti dai contratti stipulati dalla struttura sanitaria ovvero dall’esercente la professione sanitaria; b) la struttura sanitaria ovvero l’esercente la professione sanitaria risultino assicurati presso un’impresa che al momento del sinistro si trovi in stato di insolvenza o di liquidazione coatta o vi venga posta successivamente.

 

In attesa dell’approvazione definitiva del ddl, le Corti di merito continuano a seguire l’indirizzo oramai consolidato attraverso i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità nel tempo.

Si segnala:

Trib. Ivrea, 22/02/2016

Le prestazioni sanitarie da parte di una struttura deputata a fornire assistenza sanitaria avvengono sulla base di un contratto tra il paziente ed il soggetto che gestisce la struttura, avente ad oggetto una prestazione complessa, a favore dell’ammalato, definibile sinteticamente di assistenza sanitaria, ave assumono primario rilievo le prestazioni di cura medica, ma nel quale si possono rinvenire anche prestazioni diverse, quali la messa a disposizione di personale medico ausiliario e di personale paramedico, di medicinali, e di tutte le attrezzature tecniche necessarie, nonché obbligazioni accessorie cosiddette di sicurezza e/o protezione. L’adempimento di tale contratto, per quanto riguarda le prestazioni di natura sanitaria, è regolato dalle norme che disciplinano la corrispondente attività del medico nell’ambito del contratto di prestazione d’opera professionale. Ne consegue che il soggetto gestore della struttura sanitaria (pubblico o privato) risponde per i danni che siano derivati al paziente da trattamenti sanitari praticatigli con colpa, ex artt. 1176, comma 2, e 2236 c.c., che, nei casi di prestazioni particolarmente difficili, limitano la responsabilità del medico per imperizia e, di conseguenza, quella della struttura sanitaria, al dolo ed alla colpa grave”.

Trib. Massa, Sent., 22-02-2016

Similmente, postulata a vocazione contrattuale anche la responsabilità del medico, imperniata sul contatto sociale qualificato con il paziente (Cass. sent. n. 16934/010) o sul contratto intercorso direttamente tra sanitario e paziente, questi ha il solo onere di dedurre qualificate inadempienze, in tesi idonee a porsi come causa o concausa del danno, restando poi a carico del debitore convenuto l’onere di dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, o che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incideva causale sulla produzione del danno (Cass. sent. n. 15993/011)”.

 App. Lecce Sez. I, Sent., 11-01-2016

“Giova rammentare – come già argomentato dal primo giudice – che tanto la responsabilità dell’ente ospedaliero (pubblico o privato), quanto quella del medico per danni cagionati a privati a seguito di una non corretta prestazione sanitaria ha esclusivamente natura contrattuale (da contatto sociale), giacché, a fronte del diritto soggettivo del privato che richiede la prestazione, si configura l’obbligo dell’ente di effettuarla tramite il medico, suo dipendente, organicamente inserito nella struttura organizzativa, o comunque incaricato di espletare la prestazione”.

Avv. Roberto Francesco Iannone 

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