Responsabilità penale dell’organismo di vigilanza.

LGS 231/01: RESPONSABILITA’ PENALE DELL’ORGANISMO DI VIGILANZA: LA CASSAZIONE DICE NO!

Corte di Cassazione Penale, sentenza nr. 18168 del 2016.

 

Come noto, a seguito dell’introduzione nel nostro ordinamento della responsabilità amministrativa da reato delle persone giuridiche, risulta decisivo il ruolo dell’Organismo di Carlo ciminielloVigilanza, che ha il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli di organizzazione delle società ai sensi dell’art. 6 del D.Lgs. 231/2001.

Contribuenti e addetti ai lavori si interrogano spesso circa la natura e le effettive responsabilità di tale organo.

La sentenza n. 18168/2016 appena “sfornata” alla Corte di Cassazione Penale, tuttavia, potrebbe rappresentare un’importante spartiacque nomofilattico sul punto.

Secondo la Corte Suprema, infatti, i compiti ascrivibili all’Organismo di Vigilanza non possono essere considerati tali da includere anche decisioni su singole operazioni concrete, nonostante queste possano potenzialmente avere impatti sulla salute dei dipendenti.

La pronuncia trae origine dall’infortunio di un operaio che, nel tentativo di caricare alcuni materiali in una costruzione navale, riporta gravi lesioni a causa del forte impatto avuto con un tubo, il quale, sfilato dai lacci, colpisce l’uomo procurandogli paraplegia completa agli arti inferiori.

A seguito di tale incidente, vengono accusati i componenti del Consiglio di Amministrazione e quelli dell’OdV ex D.Lgs. 231/01 della società proprietaria del cantiere navale, per rispondere del reato di “Omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro” ex art. 437 c.p.

Ai sensi del suddetto articolo: “Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni”.

Il Gup assolve gli imputati e, successivamente, il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Gorizia propone ricorso per Cassazione sostenendo che il Consiglio di Amministrazione era informato delle manchevolezze di cautele che caratterizzavano i cantieri navali e che l’Organismo di Vigilanza era ben conscio dei problemi con i quali si giustificavano le asserite manchevolezze.

Secondo la difesa, tuttavia, il raggio di responsabilità dei predetti organi non può includere le modalità concrete di ogni singola lavorazione in un cantiere navale. Se così non fosse, l’elevato numero di operai e la vastità dei cantieri renderebbe impossibile il compito stesso in tal modo individuato e, peraltro, priverebbe di ogni senso la delega di funzioni.

Inoltre, non può configurarsi una responsabilità in capo ai componenti del Consiglio di Amministrazione in quanto, seguendo la pista dell’accusa, i componenti dell’Organismo di Vigilanza “nulla avevano riferito ai membri del Consiglio”.

Gli Ermellini affermano, infatti, che il fattore dirimente è l’individuazione dei compiti del CdA e dell’OdV che, nel caso di specie, erano collegati al mancato utilizzo delle “ceste” oggetto delle presunte ed imprecisate manchevolezze. Ceste che non erano state utilizzate e tuttavia erano comunque presenti nel cantiere navale, cioè sul posto di lavoro. Tale circostanza rappresenta quindi un fattore dirimente della questione in quanto connatura la problematica di natura eminentemente organizzativa.

Secondo la Suprema Corte: “L’invocata responsabilità cui fa riferimento il ricorso non poteva dunque essere del Consiglio di Amministrazione, i cui compiti non si dilatano sino a decidere se, nell’ambito di una singola operazione di carico di tubi, andasse utilizzata una cesta; e parimenti nemmeno poteva gravare siffatto obbligo sui componenti dell’Organismo di Vigilanza”.

Ciò che più rileva, pertanto, a prescindere dal concreto caso di specie, è rappresentato dalla demarcazione posta dalla Cassazione al confine di responsabilità dei suddetti organi, il quale si delineerebbe nel momento in cui l’omessa collocazione di adeguate cautele sfocia in una mera inosservanza rilevante solo ed esclusivamente sotto il profilo organizzativo dei concreti e “isolati” lavori svolti dai dipendenti.

 Dr. Carlo Ciminiello Jr

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