Revocatoria fallimentare

La Corte di Appello di Bari interviene in tema di revocatoria fallimentare sul requisito della “scientia decoctionis” di cui all’art. 67, comma 2, L.F.

Corte di Appello di Bari, Prima Sezione Civile, n. 409/2018 pubbl. l’8/03/2018

 

Premessa.

La Curatela del Fallimento della Società Alfa in liquidazione, a mezzo del suo difensore, è appellata nel presente procedimento di secondo grado, nel quale viene impugnata la sentenza del Tribunale di Bari n. 2222/2015. E ciò affinché venga accertato come il versamento di € 5.260,04 da parte della società fallita in favore di Caio sia stato eseguito con denaro del terzo senza alcuna rivalsa da parte di quest’ultima; per l’effetto, sia rigettata la domanda proposta dalla curatela; in subordine, sia accertato e dichiarato il difetto del presupposto soggettivo per l’esercizio dell’azione revocatoria, la c.d. scientia decoctionis. mara buquicchio

Tra le altre, una questione trattata riguarda la revocabilità dei pagamenti effettuati ex art. 67, comma 2, L.F. Alla luce della norma in esame, il requisito soggettivo richiesto affinché si possa procedere alla revocazione di detti pagamenti è la “conoscenza dello stato di insolvenza della società” (scientia decoctionis), da parte dei terzi creditori che hanno ricevuto i pagamenti (questi ultimi infatti, in teoria, non avrebbero dovuto accettare un pagamento da parte di una società che sapevano essere in stato di insolvenza e, di conseguenza, oramai prossima al fallimento).

La decisione commentata.

Per la Corte di Appello di Bari, prima sezione civile, l’appello è fondato. Di seguito si sottolineano i motivi più pregnanti della sentenza che ha escluso che, nella fattispecie, sia stato utilizzato denaro della società.

Innanzitutto, per codesta Corte, il pagamento a mezzo assegno bancario non costituisce pagamento anomalo; lo afferma esplicitamente, in motivazione, la stessa pronuncia citata dal giudice di primo grado a sostegno della sua scarna argomentazione sul punto: dice, infatti, proprio la Cassazione civile, Sez. I, 15/07/2011 n. 15691 che “al fine della esperibilità dell’azione revocatoria prevista dalla L.F., art. 67, comma 1, n. 2, mezzi normali di pagamento, diversi dal denaro, sono soltanto quelli comunemente accettati nella pratica commerciale in sostituzione del denaro, come gli assegni circolari e bancari ed i vaglia cambiari”.

Codesta Corte, poi, puntualizza che la revocatoria fallimentare sanziona l’alterazione della par condicio e, pertanto, ne presuppone l’accadimento effettivo come eventus damni: tale alterazione manca invero qualora il pagamento sia avvenuto con denaro di un terzo e non con denaro spettante alla massa; perciò, il pagamento effettuato dal terzo al creditore dell’imprenditore poi dichiarato fallito è revocabile soltanto quando il solvens abbia utilizzato denaro del fallendo o abbia esercitato la rivalsa verso il debitore principale in data anteriore al fallimento (cfr. Cass. nn. 8783/012, 9143/07, Cass., Sez. I, 31/03/2016 n. 6282).

Quanto, poi, alla ripartizione dell’onere probatorio, a carico del creditore convenuto in revocatoria è la sola prova della provenienza del pagamento dal terzo; una volta accertata l’avvenuta effettuazione del pagamento da parte del terzo, grava, invece, sulla curatela l’onere di provare, anche mediante presunzioni semplici, che la somma sia stata fornita dal fallito o che il terzo si sia rivalso anteriormente alla data di fallimento.

Avv. Mariangela Buquicchio – info: marabuquicchio@gmail.com

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