Rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale

La rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale in appello ai Fini della riforma della sentenza assolutoria.

Corte di Cassazione, Sezioni Unite Penali, sentenza n. 27620 del 28 Aprile – 6 Luglio 2016 Presidente Canzio – Relatore Conti

MASSIMA

“1.I PRINCIPI CONTENUTI NELLA CONVENZIONE EUROPEA PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI  daniela corradoDELL’UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI, COME VIVENTI NELLA GIURISPRUDENZA CONSOLIDATA DELLA CORTE EDU, PUR NON TRADUCENDOSI IN NORME DI DIRETTA APPLICABILITÀ NELL’ORDINAMENTO NAZIONALE, COSTITUISCONO CRITERI DI INTERPRETAZIONE (CONVENZIONALMENTE ORIENATATA) AI QUALI IL GIUDICE NAZIONALE È TENUTO A ISPIRARSI NELL’APPLICAZIONE DELLE NORME INTERNE.

2.LA PREVISIONE CONTENUTA NELL’ART 6, PAR.3, LETT.D) DELLA CONVENZIONE EUROPEA PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DELL’UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI, RELATIVA AL DIRITTO DELL’IMPUTATO DI ESAMINARE O FARE ESAMINARE I TESTIMONI A CARICO E OTTENERE LA CONVOCAZIONE E L’ESAME DEI TESTIMONI A DISCARICO, COME DEFINITO DALLA GIURISPRUDENZA CONSOLIDATA DELLA CORTE EDU, LA QUALE COSTITUISCE PARAMETRO INTERPRETATIVO DELLE NORME PROCESSUALI INTERNE, IMPLICA CHE, NEL CASO DI APPELLO DEL PUBBLICO MINISTERO AVVERSO UNA SENTENZA ASSOLUTORIA, FONDATA SULLA VALUTAZIONE DI PROVE DICHIARATIVE  RITENUTE DECISIVE, IL GIUDICE D’APPELLO NON PUÒ RIFORMARE LA SENTENZA IMPUGNATA NEL SENSO DELL’AFFERMAZIONE DELLA RESPONSABILITÀ PENALE DELL’IMPUTATO, SENZA AVERE PROCEDUTO, ANCHE D’UFFICIO, A NORMA DELL’ART 603, COMMA 3, COD. PROC. PEN., A RINNOVARE L’ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE ATTRAVERSO L’ESAME DEI SOGGETTI CHE ABBIANO RESO DICHIARAZIONI SUI FATTI DEL PROCESSO RITENUTE DECISIVE AI FINI DEL GIUDIZIO ASSOLUTORIO DI PRIMO GRADO.

3.L’AFFERMAZIONE DI RESPONSABILITÀ DELL’IMPUTATO PRONUNCIATA DAL GIUDICE DI APPELLO SU IMPUGNAZIONE DEL PUBBLICO MINISTERO, IN RIFORMA DI UNA SENTENZA ASSOLUTORIA FONDATA SULLA VALUTAZIONE DI PROVE DICHIARATIVE RITENUTE DECISIVE, DELLE QUALI NON SIA STATA DOISPOSTA LA RINNOVAZIONE A NORMA DELL’ART 603,COMMA 3,COD. PROC. PEN., INTEGRA DI PER SÉ UN VIZIO DI MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA DI APPELLO, EX ART 606, COMMA 1 , LETT. E), PER MANCATO RISPETTO DEL CANONE DI GIUDIZIO AL DI LÀ DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO DI CUI ALL’ART 533, COMMA 1.

IN TAL CASO, AL DI FUORI DEI CASI SI INAMMISSIBILITÀ DEL RICORSO,  QUALORA IL RICORRENTE ABBIA IMPUGNATO LA SENTENZA DI APPELLO CENSURANDO LA MANCANZA, LA CONTRADDITTORIETÀ O LA MANIFESTA ILLOGICITÀ DELLA MOTIVAZIONE CON RIGUARDO ALLA VALUTAZIONE DI PROVE DICHIARATIVE RITENUTE DECISIVE, PUR SENZA FARE SPECIFICO RIFERIMENTO AL PRINCIPIO CONTENUTO NELL’ART 6,PAR.3 LETT. D) DELLA CONVENZIONE EUROPEA PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DELL’UOMO E DELLE LIBERTÀ FONDAMENTALI , LA CORTE DI CASSAZIONE DEVE ANNULLARE CON RINVIO LA SENTENZA IMPUGNATA.

4.GLI STESSI PRINCIPI TROVANO APPLICAZIONE NEL CASO DI RIFORMA DELLA SENTENZA DI PROSCIOGLIMENTO DI PRIMO GRADO, AI FINI DELLE STATUIZIONI CIVILI, SULL’APPELLO PROPOSTO DALLA PARTE CIVILE”.

 

 

FATTO

 

Avverso la sentenza di condanna emessa,in riforma della pronuncia assolutoria resa dal Tribunale di Mantova, dalla Corte di Appello di Brescia su gravame proposto del Pubblico Ministero nei confronti dell’imputato ritenuto colpevole per i reati di cui agli artt. 81, secondo comma, e 629, primo comma, cod. pen., la seconda sezione penale della Corte di Cassazione,giusto ricorso presentato dall’imputato per vizio di motivazione attinente la diversa sfavorevole valutazione,esclusivamente cartolare, accordata ad una testimonianza resa in primo grado, con ordinanza del 26 Novembre 2015, depositata il 20 gennaio 2016, ha rimesso  alle Sezioni Unite l’impugnazione in interesse al fine di ricevere riscontro circa la possibilità ax art.609 c.p.p.,II comma, in assenza di espressa doglianza del ricorrente,della  rilevabilità d’ufficio dell’inosservanza dell’art. 6 della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali di guisa da censurare la statuizione di secondo grado per avere il giudice d’Appello ribaltato la decisione di primo grado sancendo la penale responsabilità dell’imputato esclusivamente sulla base di un diverso apprezzamento dell’ attendibilità delle dichiarazioni dei testimoni senza procedere a nuova escussione degli stessi.

All’uopo deputate le Sezioni Unite dirimeranno l’impasse e supereranno il blocco espresso dal contrario orientamento giurisprudenziale che impone l’espressa istanza di rinnovazione probatoria, riconoscendo alle norme CEDU natura sovralegislativa,seppur sub-costituzionale,e, per l’effetto, ritenendo non necessaria la sollecitazione di parte di una nuova escussione dei testi,consacreranno il principio secondo il quale rientra nei poteri officiosi del giudice riassumere quelle prove che saranno ritenute decisive per addivenire ad una sentenza di condanna.

 

 

COMMENTO

 

La posizione assunta dalle Sezioni Unite nel concludere che,fermo restando i limiti derivanti dal dovere di immediata declaratoria di cause di non procedibilità o di estinzione del reato ex art.129,co.1.c.p.p., il giudice di appello,investito dell’impugnazione del Pubblico Ministero che si dolga dell’esito assolutorio di primo grado adducendo una erronea valutazione sulla concludenza delle prove dichiarative,non può riformare la sentenza impugnata nel senso dell’affermazione della responsabilità penale dell’imputato senza aver proceduto, anche d’ufficio, a norma dell’art. 603,comma 3,c.p.p.,  a rinnovare l’istruzione dibattimentale attraverso l’esame dei soggetti che abbiano reso dichiarazioni sui fatti del processo, ritenute decisive ai fini del giudizio assolutorio di primo grado, di primo acchito registrerebbe  una mera conferma del richiamato disposto del codice di rito;un’attenta analisi svela, di contro, una valenza fondamentale.

La decisione in commento, infatti, cristallizza in primis il dovere di uniformarsi ai precetti della CEDU indipendentemente dall’impulso di parte ovvero di rispettare il diritto all’equo processo stabilito dall’art. 6 della predetta Convenzione che, ove disatteso, costituirà causa di annullamento del provvedimento di condanna.

Ed ancora non potrà assurgere a dettaglio trascurabile il dato che fissa  tale pronuncia assegnare la somma garanzia difensiva e di conseguenza tutela l’imputato che potrà invocare l’art.533, comma 1, c,p.p., pretendendone una più corretta ed estesa applicazione, e segnatamente, potrà esigere il superamento del ragionevole dubbio, ostativo all’affermazione della sua colpevolezza, soltanto in presenza di un’audizione diretta e nuova di quella prova orale che l’argomentazione fornita dalla Corte d’Appello fotografa come prova regina.

Un’adeguata lettura e una  più consona adozione di tali istituti, come evidenziati, hanno indotto,pertanto, le Sezioni Unite Penali,repetita iuvant, a stabilire la rilevabilità ex officio della violazione dell’art 6, par. 1 e 3, lett. d), CEDU pur in assenza di specifica e idonea contestazione operata in sede di ricorso dall’imputato purché il medesimo abbia denunciato genericamente la sfavorevole rilettura delle prove orali operata in sede di gravame.

Avv. Daniela Corrado 

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