Riservatezza sui siti della Pubblica Amministrazione

TRASPARENZA E TUTELA DELLA RISERVATEZZA SUI SITI INTERNET DELLA P.A.

Corte di Cassazione, sezione III civile, sentenza nr. 20615 del 13 ottobre 2016

 IL CASO

Il caso in questione ha ad oggetto il rapporto ed il bilanciamento tra diritto alla riservatezzafabio distefano e trasparenza facendo espresso riferimento alle tipologie dei dati trattati e alla risarcibilità del danno. Il Comune, in seguito alle richieste di risarcimento dei danni patiti dai resistenti per dei sinistri loro occorsi, si costituiva in giudizio previa emanazione delle relative delibere da parte della Giunta, pubblicate sul sito Internet istituzionale. I danneggiati, ritenendo che tale pubblicazione violasse il proprio diritto alla riservatezza, convenivano in ulteriore e diverso giudizio il Comune chiedendo il risarcimento dei danni non patrimoniali patiti. La domanda veniva accolta in primo grado e, pertanto, l’ente territoriale proponeva ricorso per Cassazione sostenendo che la pubblicazione in questione fosse lecita e non rendesse i soggetti identificabili. Il Comune riteneva, altresì, non sussistere alcun automatismo tra l’art.4 Codice Privacy e la predicabilità del danno non patrimonale. La Suprema Corte accoglieva il ricorso per le suddette motivazioni ritenendolo pienamente fondato. IL COMMENTO Particolarmente interessante e al tempo stesso controversa risulta la sentenza in esame per i profili trattati. Se da un lato gli enti locali devono provvedere a disciplinare le proprie attività nel rispetto del Testo Unico degli Enti Locali (D. Lgs. 267/2000) dall’altro devono altresì uniformarsi alle norme e ai principi del Codice in materia di protezione dei dati personali. Ed è proprio in ragione del delicato rapporto tra riservatezza e trasparenza che la sentenza de quo appare di particolare pregio. In primo luogo gli Ermellini rilevano che “la pubblicazione e la divulgazione di atti che determinino una diffusione di dati personali deve ritenersi lecita qualora prevista da una norma di legge o di regolamento” sottolineando che nel caso in questione l’Amministrazione non avrebbe potuto adempiere in modo diverso. Per quanto concerne le tipologie dei dati trattati si deve premettere che il D. Lgs. 196/2003 considera i “dati personali” come qualunque informazione relativa a persona fisica identificata o identificabile anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale, e i “dati idenficativi” come quei dati personali che consentono l’identificazione diretta dell’interessato; rientrano invece nella categoria dei dati sensibili i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute (c.d. Dati sensibilissimi). La Suprema Corte ritiene, in modo un po’ controverso, che le delibere comunali contenenti il nome e il cognome dei resistenti, la targa e il modello di autovettura di uno di essi e i dati anagrafici di una sola resistente non bastino di per se a rendere i soggetti identificabili in mancanza di ulteriori elementi identifcativi (data e luogo di nascita, dimora, residenza, domiclio, codice fiscale, attività lavorativa) ed essendo in un contesto sociale ampio – in realtà di circa soli 80.000 abitanti! – secondo la Cassazione i dati contenuti nella delibera non consentono una automatica e certa identificabilità dovendosi ritenere che la stessa possa conseguire soltanto ad ulteriori “operazioni di ricerca anche attraverso banche dati comportanti un dispendio di attività, di energie e di spese del tutto sproporzionate rispetto all’interesse all’identificazione dei tre soggetti”. Più condivisibile appare l’assunto secondo cui non sono stati ostentati colpevolmente dati sensibili in quanto un infortunio ad un ginocchio non rientrerebbe tra le notizie idonee a rivelare lo stato di salute del danneggiato. Gli Ermellini statuiscono, infine, che nel caso in questione non si può ricavare nessun automatismo tra le norme del Codice della Privacy e la configurabilità di un danno non patrimoniale avendo più volte affermato il principio dell’irrisarcibilità dei danni che non superino una certa soglia di serietà e gravità. In ragione delle suesposte motivazioni la Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio.

Avv. Fabio Distefano 

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