Sostanze stupefacenti e sanzioni penali.

Quando nell’ambito della produzione di sostanze stupefacenti non possono essere comminate sanzioni penali?

Corte di Cassazione, Sez. VI Penale, sentenza n. 5254/16; depositata il 9 febbraio 2016

 

La sentenza in commento verte sulla finalità dell’utilizzo e destinazione delle sostanze stupefacenti ricavate paolo iannonedalla coltivazione di piante di canapa indiana in abitazione privata, quale elemento che contraddistingue l’applicabilità o meno del reato previsto all’art. 73 del d.P.R. 309/1990.

Nella vicenda in esame gli imputati vengono accusati di produzione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti ovvero psicotrope, per aver coltivato nella propria abitazione, precisamente in un armadio trasformato in serra, due piante di canapa indiana.

Nel merito le Corti territoriali qualificavano l’irrilevanza di destinazione della sostanza stupefacente evidenziando, più che altro, la punibilità degli imputati con riferimento alla condotta posta in essere. Tale elemento costituiva il presupposto del principio di offensività del comportamento assunto dai soggetti agenti, in quanto i giudici di merito avevano ritenuto che il materiale raggiungeva la “soglia drogante”.

La questione approda dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi sul requisito dell’offensività della condotta relativamente all’attitudine di arrecare lesione al bene giuridico protetto dall’ordinamento.

I giudici di legittimità riprendono un precedente giurisprudenziale del ’90 (sent. n. 360/1990), in tema di offensività, analizzando la condotta posta in essere dagli imputati tra detenzione e coltivazione. Tale pronuncia rileva l’assenza del predetto principio nel comportamento dei soggetti, allorquando viene meno il presupposto della distribuzione a terzi. Ciò posto, si rileva l’applicazione della sola sanzione amministrativa prevista, di cui al d.P.R. n. 309 del 1990, art. 75 (c.d. condotte integranti illeciti amministrativi), in virtù della provata detenzione e mancata distribuzione a terzi delle sostanze stupefacenti o psicotrope, in quanto gli imputati hanno coltivato le piante dalle quali ricavare le predette sostanze per mero uso personale; pertanto si evidenzia l’assenza di uno dei presupposti previsti dalla norma, non permettendo, difatti, la realizzazione e consumazione del reato per mancata corrispondenza probatoria di tutti i suoi elementi insiti nell’azione prevista dal legislatore nel quadro normativo.

In tale prospettiva, i giudici di legittimità optano per annullare senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

 Dott. Paolo Iannone 

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