Stalking anche in assenza di legami affettivi tra vittima e carnefice.

danielacorrado

Corte di Cassazione – sez. V penale – sent. 37448 del 10/9/2014 Presidente    Dubolino Relatore Pezzullo

Fatto

Gli Ermellini, chiamati a pronunciarsi sul ricorso promosso dallo stalker ai sensi dell’art. 311 c.p.p. ovvero avverso il rigetto dell’appello incardinato relativamente all’inflitto divieto di avvicinamento alla persona offesa, quale destinataria di condotte minacciose, ingiuriose e moleste, hanno invalidato e censurato l’invocata inconfigurabilità del delitto di cui all’art.612 bis c.p.p.,posta dall’imputato a sostegno dei relativi motivi.

Esplicitando, le doglianze da costui formulate al fine di vedersi revocare la misura in interesse si sono fondate su un presupposto non condivisibile: l’errata formulazione dell’impostazione accusatoria per mancata ricorrenza del vincolo affettivo.

Orbene, la Suprema Corte nel sancire l’anzidetto rigetto ha specificato che la messa in atto di pedinamenti, appostamenti, contatti telefonici inopportuni, invio di sms, nei confronti della vittima con cui i rapporti affettivi erano cessati da tempo non invalida la componente materiale integrativa degli atti persecutori, sebbene nell’art. 612 bis c.p. sia espressamente indicata la punibilità di chi con le anzidette condotte cagiona un perdurante e grave stato d’ansia o di paura ad un persona al medesimo legata da relazione affettiva.

Nella parte motiva delle sentenza in oggetto la Corte chiarirà,pertanto, che il reato in questione,tra l’altro addebitabile a chiunque e non soltanto ad un coniuge, ad un convivente,ad un fidanzato, o a qualsivoglia particolare soggetto legato affettivamente al destinatario di suddette persecuzioni, poiché collocato nei delitti contro la libertà morale della persona, non richiede quale sua condizione di operatività una particolare natura e qualità della parte lesa, diversamente imprescindibile nei delitti contro l’assistenza familiare.

Commento

La pronuncia in esame desta particolare interesse poiché fissa un ulteriore atteggiamento garantista da parte della Giurisprudenza in favore delle vittime dello stalking;al riguardo non può purtroppo non prendersi atto che tale “fenomeno” è in crescita esponenziale e presenta una gravità imponente in quanto riduce le vittime in uno stato di sottomissione e terrore, paralizzante, il più delle volte, qualsivoglia reazione.

La tutela accordata alle vittime predette dal legislatore, rafforzata dalla riforma intervenuta in subiecta materia ( Legge di conversione del 15.10.2013 n.119) ,ha oltremodo sensibilizzato la magistratura  che interviene sovente con pronunce di rilevante portata, fortiori ravvisando la commissione di tale reato anche in presenza di un solo significativo atto persecutorio.

Per dovere di completezza, ed a relativo sostegno, si segnala, infine, un’altra interessante pronuncia resa di recente ( n.46510 dell’11.11.2014) dalla quinta sezione penale in base alla quale: “ in tema di atti persecutori, la prova dell’evento del delitto in riferimento  deve essere ancorata ad elementi sintomatici di turbamento ricavabili anche dalle dichiarazioni della stessa vittima di reato e dai suoi comportamenti conseguenti alla condotta posta in essere dall’agente”.

 

avv.Daniela Corrado – info: corrado.daniela@avvocatibari.legalmail.it

 

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