Quando è superflua la nomina dell’amministratore di sostegno

QUANDO LA NOMINA DI UN AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO PUO’ CONSIDERARSI SUPERFLUA.

Tribunale di Modena, decreto del Giudice tutelare del 4 maggio 2017

 

IL CASO

 La nomina di un Amministratore di sostegno viene richiesta personalmente dalla beneficiariagabriella panaro, affetta da “schizofrenia paranoide acuta”. Questa è titolare di una modesta pensione di € 280,00 versata sul suo conto corrente personale cointestato con delega a favore della madre e percepisce dal padre un assegno di mantenimento di € 700,00 mensili. Non ha alcun altro tipo di proprietà.

Inoltre, per ciò che riguarda la prestazione del consenso informato per cure e trattamenti sanitari, il CTU medico nominato dal Giudice ritiene che l’interessata non abbia difficoltà ad esprimerlo personalemente e che non debba essere sostituita da nessuno.

 

 

LA MOTIVAZIONE 

 

Il Giudice del Tribunale rigetta la domanda di nomina del ADS, ritenendo la stessa

superflua, poiché la suddetta misura di protezione sarebbe foriera di un inutile aggravamento di incombenti che non porterebbe ad un effettivo beneficio a carico dell’interessata, ma soltanto ad una distrazione dalle sue effettive problematiche. Queste, infatti, vista la situazione tutto sommato non particolarmente problematica in cui versa la richiedente potrebbero essere affrontate in manioera soddisfacente anche tramite una corretta gestione dell’esiguop patrimonio da parte dei familiari.

Secondo il Giudicante, la nomina dell’Amministratore di sostegno ha come prerequisito necessario la presenza del presupposto della malattia (psichica o fisica), incidente sulla capacità gestionale dell’individuo che risulti perciò “impossibilitato”, in tutto o in parte, temporaneamente o definitivamente, a provvedervi (cfr. art. 404 codice civile).

Quest’ ultimo presupposto, richiamato da copiosa Giurisprudenza antecedente (Trib. Vercelli 16 ottobre 2015,   Trib. Modena 18 giugno 2014, Trib. Modena 20 marzo 2014), richiede una situazione di impossibilità gestionale ovvero una condizione non altrimenti superabile dalla persona e va rigorosamente accertato, non essendo sufficiente una mera difficoltà gestionale, superabile con l’impegno dell’interessato e con l’aiuto dei familiari.

A tal proposito, il Giudice richiama alla mente il requisito inespresso, c.d. della “sussidiarietà rimediale” individuabile nell’ambiente di vita dell’interessato di soggetti che, in virtù di legami familiari o affettivi, o in adempimento di incarichi istituzionali (Servizi socio-sanitari), supportano di fatto l’interessato, alleviandone il carico gestionale. Tutto questo rende portatrice di un inutile aggravio la nomina di un ADS.

Nel caso in esame, è ravvisabile  la presenza di una rete di una familiare attenta alle esigenze della beneficianda, per cui la ricorrente, sebbene sia affetta da patologia  invalidante che le inibisce  di provvedere autonomamente ai propri interessi, non si ritene debba necessariamente  essere assistita da un soggetto di nomina giudiziale, laddove sia concretamente in grado di esercitare con pienezza i suoi diritti avvalendosi del proficuo aiuto da parte  della madre.

La pronuncia ha lasciato, tuttavia, numerosi dubbi in coloro che operano nella materia: visto che la richiesta di nomina di un ADS è stata formulata direttamente dall’interessata, può questa essere la manifestazione di un disagio nei confronti della madre e della gestione della stessa anche di quell’esiguo patrimonio cui si è fatto cenno? Questa richiesta non potrebbe voler significare una volontà di affrancarsi proprio da quella rete familiare che, secondo il Giudice, deve gestire la posizione dell’interessata?

 

Avv. Gabriella Panaro 

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