Telecamere in condominio e Privacy.

TELECAMERE NEL CONDOMINIO E LESIONE “POTENZIALE” DELLA PRIVACY.

Corte di Cassazione civile, VI sezione, ordinanza nr. 12139 dell’11/6/2015

IL CASO 

L’ordinanza de quo concerne il delicatissimo rapporto esistente tra tutela della riservatezzafabio distefano e  sicurezza all’interno del condominio, luogo in cui notoriamente l’estrema vicinanza dei condomini può far insorgere controversie aventi ad oggetto diritti contrastanti. Nel caso in oggetto il Tribunale di primo grado ordinava ad un condomino di riposizionare le proprie telecamere in modo tale da non riprendere la proprietà dei vicini che lo avevano convenuto in giudizio o, qualora ciò non fosse possibile, di oscurare le ottiche o asportare le telecamere. Del medesimo avviso si rivelava la Corte d’Appello che riteneva le telecamere potenzialmente idonee a riprendere la proprietà degli appellati, o comunque la porzione di suolo su cui gli stessi passavano. Avverso tale pronuncia il condomino condannato proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ritenendo però che il motivo del ricorso fosse finalizzato esclusivamente ad una revisione del giudizio di fatto e delle relative risultanze probatorie si vedeva costretta a rigettare il ricorso.

IL COMMENTO

Il caso in oggetto appare particolarmente interessante in ragione dei diversi profili affrontati. Tra gli stessi merita sicuramente di esser citata preliminarmente la prevalenza della tutela della privacy rispetto altre situazioni comunque meritevoli di tutela in quanto si ritiene non si debba violare la riservatezza di chi fruisce degli spazi condominiali. L’importanza della tutela della riservatezza e la particolarità del caso di installazione di impianti di videosorveglianza hanno portato all’introduzione all’interno del codice civile, con Legge 220 del 2012, dell’art. 1122 ter.

La prevalenza del diritto alla riservatezza può esser affermata anche in presenza di una serie di condizioni controverse e non propriamente ottimali: nel caso in esame, infatti, il condomino asseriva che una delle due videocamere non fosse funzionante mentre l’altra riproduceva immagini di pessima qualità. Allo stesso modo si ritiene sussistere violazione della riservatezza ove le telecamere non siano collegate ad un monitor. La sostituzione delle ottiche o il collegamento ad un monitor vengono, infatti, considerate dalla Corte territoriale come operazioni semplici che potrebbero esser effettuate in un qualsiasi momento senza che sia possibile un controllo in tal senso da parte dei vicini la cui riservatezza verrebbe di conseguenza compromessa. Di particolare rilievo è, altresì, la configurabilità di lesione del diritto di riservatezza anche nel caso in cui le telecamere si limitino a riprendere una sola porzione della zona in cui si esercita la servitù di passaggio: le telecamere si devono, infatti, limitare a riprendere il solo ed esclusivo spazio privato senza che l’angolo di ripresa vada oltre tale limite magari riprendendo i soli arti inferiori dei passanti. Interessante è la configurabilità da parte della Corte d’Appello di “potenziale lesività della privacy”.

Gli Ermellini rigettano il ricorso, senza purtroppo soffermarsi sui predetti interessanti spunti, in quanto la ricorrente, pur lamentando un decisivo difetto di motivazione tende in realtà a voler ottenere una rivisitazione di fatti e circostanze riservati in via esclusiva al giudice di merito ormai definitivamente accertati.

Avv. Fabio Distefano 

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