Trasferimento d’azienda, cessionario non responsabile dei debiti non risultanti in contabilità

Trasferimento d’azienda: il cessionario non e’ solidalmente responsabile dei debiti non risultanti dalla contabilità obbligatoria

Com’è noto, in tema di trasferimento di un’azienda commerciale, ai sensi dell’art. 2560, comma 2, c.c. l’acquirente risponde dei debiti inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta “se essi risultano dai libri contabili obbligatori”.

Ma cosa accade se, in un’epoca successiva alla cessione, sopravvengono passività aziendali non risultanti dalle scritture contabili obbligatorie?

Si pensi all’ipotesi in cui, a seguito della cessione, venga vittoriosamente francesco piscazziesperita un’azione revocatoria volta ad ottenere la restituzione di pagamenti effettuati in favore del cedente in epoca anteriore al trasferimento dell’azienda e, di conseguenza, maturi un debito non risultante dalle scritture contabili.

La questione è stata sottoposta all’attenzione delle Sezioni Unite, le quali sono intervenute a chiarire la portata applicativa dell’effetto traslativo conseguente al trasferimento dell’azienda di cui all’art. 2560, comma 2, c.c. e, più precisamente, la vexata quaestio circa la trasferibilità in capo al soggetto cessionario d’azienda dei debiti sorti, in capo al soggetto cedente, in un momento successivo alla cessione.

Secondo gli Ermellini va preliminarmente chiarita la natura della responsabilità gravante sull’acquirente dell’azienda: occorre, in altri termini, chiarire se possa qualificarsi quale responsabilità in via principale o, al contrario, quale responsabilità accessoria rispetto a quella del cedente (obbligato in via principale).

Nel rispondere a detto quesito, le S.U. hanno ritenuto di non poter trascurare la ratio della succitata disposizione ovverossia la duplice esigenza cui il legislatore ha espressamente voluto fornire una risposta nel dettare la disciplina in esame: da un lato, infatti, si è posto l’obiettivo di tutelare i terzi creditori e, dall’altro, di consentire al cessionario di acquisire adeguata e specifica cognizione dei debiti assunti con il trasferimento dell’azienda.

Mancherebbe, invece, nelle intenzioni del legislatore la necessità di tutelare la posizione del cedente, il quale, conseguentemente, dovrebbe ritenersi “debitore effettivo” e perciò obbligato in via principale anche a seguito di trasferimento dell’azienda.

Tanto più ove si tratti di debiti non risultanti dalle scritture contabili.

Ove, infatti, si opinasse diversamente si violerebbe il tenore letterale dell’art. 2560, comma 2, c.c. che obbliga espressamente l’acquirente dell’azienda ceduta con riguardo ai soli debiti già maturati ed annotati nei libri contabili; pertanto, la responsabilità solidale del cessionario relativamente ai debiti anteriori all’alienazione è necessariamente condizionata alla circostanza che detti debiti risultino dalla contabilità obbligatoria.

Né può ritenersi sufficiente a fondare la responsabilità solidale dell’acquirente per debiti c.d. futuri la circostanza di aver avuto conoscenza (tramite i libri contabili obbligatori) del rapporto contrattuale da cui ha avuto origine – a seguito della cessione – il debito, atteso che il solo elemento costitutivo di suddetta responsabilità è l’iscrizione nei libri contabili dei debiti preesistenti alla cessione.

Stando alla tesi delle Sezioni Unite, infatti, se si riconoscesse rilievo a fondare la responsabilità solidale ex art. 2560, comma 2, c.c. ad un mero rischio o ad una mera ipotesi di sopravvenienza passiva, si pregiudicherebbe il legittimo affidamento del cessionario, la cui tutela è “essenziale per il corretto svolgimento della circolazione di beni di particolare rilievo commerciale”, qual è un’azienda.

E, proseguono i giudici, l’obbligazione restitutoria nascente dall’accoglimento della domanda revocatoria non può che essere qualificata in termini di “sopravvenienza passiva” in quanto, nonostante nasca da un rapporto contrattuale preesistente al trasferimento dell’azienda, non può considerarsi quale debito maturato ante cessione né, tanto meno, annotato nella contabilità obbligatoria.

Ne consegue che solo un’espressa pattuizione di accollo dei debiti futuri avrebbe legittimato l’estensione della portata applicativa dell’art. 2560, comma 2, c.c. determinando in capo all’acquirente-cessionario una responsabilità solidale anche per il debito maturato successivamente al trasferimento dell’azienda.

Pertanto, le Sezioni Unite hanno risolto la questione sottoposta al loro vaglio statuendo che, nell’ipotesi di cessione di un’azienda, la responsabilità solidale del cessionario si estenderà ai soli debiti preesistenti alla cessione, che siano maturi all’epoca della vicenda traslativa e risultino dalla contabilità obbligatoria, in quanto tanto la rubrica quanto il testo dell’art. 2560, comma 2, non consentono di ritenere quali parti del compendio aziendale ceduto quei debiti che possano qualificarsi come “sopravvenienze passive”, ivi comprese le obbligazioni sorte in seguito all’esperimento vittorioso di un’azione revocatoria promossa nei confronti del cedente.

Avv. Francesco Piscazzi

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