Valenza probatoria dei messaggi whatsapp

La valenza probatoria dei messaggi whatsapp nel processo penale
Corte di Cassazione, quinta sezione penale, sentenza 16/01/2018 n.1822 Presidente Dott. Lapalorcia, Relatore dott. Morosini

Nel caso di specie un soggetto indagato per reati fallimentari proponeva ricorso avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale di Imperia in quanto, in funzione del Giudice del riesame, aveva confermato il sequestro probatorio del proprio smartphone per l’estrazione della copia integrale dei dati informatici ivi contenuti ed in particolare dei relativi messaggi whatsapp.
Il motivo del gravame esprimeva piena contestazione circa la procedura adottata in quanto ritenuta erronea, individuando, di contro, il ricorrente come norma di riferimento l’art. 266 c.p.c. ovvero quanto regola le intercettazioni telefoniche. daniela corrado
La quinta sezione penale della Corte di Cassazione,all’uopo investita della vicenda in interesse, riterrà infondata la doglianza, e per l’effetto rigetterà il ricorso, poiché negherà per la fattispecie in esame la possibilità di configurare un’attività di intercettazione che si realizza allorquando vi è una captazione segreta di un flusso di comunicazioni in corso, in quanto oggetto dell’acquisizione in interesse è diversamente un dato che si è già conservato in una memoria che non può neanche essere assimilato ad una corrispondenza che implica una spedizione in corso.
Operata suddetta duplice distinzione, gli Ermellini qualificheranno aliunde tali messaggi statuendo che: “I dati informatici acquisiti dalla memoria del telefono hanno natura di documenti ai sensi dell’art. 234 c.p.p. e la relativa attività acquisitiva non soggiace né alle regole stabilite per la corrispondenza, né tantomeno alla disciplina delle intercettazioni telefoniche.”
Suddetta pronuncia nel sancire, pertanto, il valore probatorio della messaggistica telefonica legittima la relativa utilizzabilità quale mezzo di prova tipizzato e regolato dal capo VII del titolo II del codice di rito il cui primo articolo (234 prova documentale) consente espressamente l’acquisizione di scritti o altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo.
Corre altresì l’obbligo di precisare che l’intervento de quo della Corte oltre a essere perfettamente aderente alla ratio e alla tipizzazione del mezzo istruttorio innanzi richiamato (documenti) si inserisce nel solco di quanto in subiecta materia la medesima quinta sezione aveva stabilito con sentenza n. 49016 del 25.10.2017.
Esplicitando: la Suprema Corte, cristallizzando il messaggio whatsapp quale forma di memorizzazione di un fatto storico intervenuto tra due o più interlocutori, aveva già fissato la conditio sine qua non per la sua utilizzabilità nell’acquisizione del supporto ovvero dello smarthone stabilendo che la trascrizione dei relativi contenuti è solo mera riproduzione della prova principale.

Avv. Daniela Corrado – info: avvcorrado71@libero.it

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