Voto di laurea per i concorsi pubblici.

La previsione di un voto minimo di laurea ai fini dell’accesso alla partecipazione ad un concorso pubblico non rappresenta “un più severo atteggiarsi” del requisito di cui all’art. 2, comma 6 del d.P.R. n. 487 del 1994, bensì un requisito nuovo e diverso rispetto a quello generale – rappresentato appunto dal mero possesso del titolo della laurea – che va ad aggiungersi ad esso.

Tar Lazio, sez. II, sentenza nr. 01493 del 28.01.2015.

Concorso per reclutamento di 179 funzionari MEF – fascia F1 terza area – indetto dalla SSEF – apposizione limite di voto di laurea (105/110) come requisito di accesso – illegittimità.

Massima.

La previsione di un voto minimo di laurea ai fini dell’accesso alla partecipazione ad un concorso pubblico non rappresenta “un più severo atteggiarsi” del requisito di cui all’art. 2, comma 6 del d.P.R. n. 487 del 1994, bensì un requisito nuovo e diverso rispetto a quello generale – rappresentato appunto dal mero possesso del titolo della laurea – che va ad aggiungersi ad esso.

La possibilità del legittimo inserimento dell’ulteriore requisito dato dal voto minimo di laurea va verificata in concreto, cioè avendo riguardo alle esigenze specifiche della qualifica messa in concorso, così come è possibilità riconosciuta dal d.m. del 3 agosto 2005, il quale dispone all’articolo 1, comma 2, il rinvio al d.P.R. n. 487 del 2004 ma con la specificazione “per quanto non previsto nel presente decreto e nelle parti non incompatibili”, nonchè dal medesimo articolo 2 del richiamato d.P.R. che attribuisce il potere delle singole amministrazioni di prescrivere ulteriori requisiti per l’ammissione a particolari profili professionali di qualifica o categoria. Trattandosi di eccezione alla regola generale, l’inserimento dell’ulteriore requisito dato dal voto minimo di laurea deve essere necessariamente inteso ed interpretato in senso non ampliativo bensì strettamente legato alla “particolarità” del profilo professionale di qualifica o di categoria. In particolare, deve ritenersi che la discrezionalità dell’amministrazione di richiedere il conseguimento di un determinato punteggio trovi un limite nell’esigenza di giustificare attraverso un’adeguata motivazione la razionalità di uno sbarramento preselettivo di tale fatta. Infine, l’amministrazione avrebbe dovuto, altresì, puntualmente motivare lo sbarramento per come in concreto interposto, ossia nella parte in cui è stato indicato come voto minimo proprio il voto di 105/110 e non invece, eventualmente, del 100/110, come in altro precedente analogo concorso

Nel caso in cui manchi del tutto, in seno agli atti e al bando della procedura, ogni seppure minimo riferimento puntuale alla specificità delle funzioni che i vincitori della procedura sono chiamati a svolgere in conseguenza dell’assunzione, nonché manchino le motivazioni che hanno portato all’individuazione dello specifico voto richiesto, deve concludersi per l’illegittimità dell’inserimento del requisito del voto minimo di laurea.

Fatto.

La sentenza in commento ha accolto un ricorso proposto da un candidato in possesso del voto di laurea di 100/110, avverso il bando di selezione indetto dalla SSEF per conto del Ministero Economia e Finanze avente ad oggetto il reclutamento di 179 funzionari F1 Terza Area, nella parte in cui escludeva dall’accesso coloro i quali avessero conseguito un voto di laurea inferiore al 105/110, sulla base del fatto che tale introduzione rappresentava un ulteriore requisito non giustificato dalla natura del bando (semplice concorso e non corso-concorso) e dalla natura generica delle posizioni lavorative messe a concorso.

 

Avv. Alessandra Fratello – info: ale.fratello@libero.it

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *